INVENTO RURALIS: prende il via la Residenza artistica che animerà i principali appuntamenti agostani di Buccino e San Gregorio Magno
Ci sono persone che abitano un luogo per tutta la vita e altre che lo attraversano soltanto per alcuni giorni.
Le prime ne conoscono le stagioni, le abitudini, i silenzi e i conflitti.
Le seconde arrivano con sguardi nuovi, esperienze differenti e domande che chi vive quotidianamente nello stesso paesaggio, a volte, non si pone più.
Le chiamiamo comunità permanenti e comunità temporanee.
Non sono categorie contrapposte. Sono due forme dell’abitare che possono incontrarsi, riconoscersi e produrre trasformazioni. È proprio in questo incontro che nasce Invento Ruralis, il percorso di volontariato europeo, residenza artistica e attivazione territoriale che attraversa Buccino e San Gregorio Magno.
Una comunità temporanea non è semplicemente un gruppo di ospiti.
Diventa comunità quando condivide uno spazio, un tempo, delle responsabilità e un processo, contaminandosi e contaminando il luogo dove si sviluppa un’idea.
Invento Ruralis coinvolge un gruppo di otto giovani volontari internazionali del Corpo Europeo di Solidarietà, impegnati per quaranta giorni tra attività ambientali, culturali e comunitarie. Il progetto ESC Teams vede il Gruppo Volontarius ODV come organizzazione responsabile, ACARBIO come hosting organisation e Mòvesi APS come partner locale per il coordinamento culturale, la direzione artistica e la costruzione delle relazioni territoriali.
I volontari sono ospitati a Casa Mòvesi e condividono non soltanto le attività, ma anche la quotidianità: la preparazione dei pasti, la gestione degli spazi, le decisioni collettive, i momenti di confronto e le difficoltà che inevitabilmente emergono quando persone con lingue, abitudini e provenienze differenti iniziano a vivere insieme.
A questa prima comunità temporanea si affianca, dal 16 al 24 agosto, una residenza che coinvolge otto artisti, artigiani e persone attive nei linguaggi della creatività, selezionati principalmente tra Campania e Basilicata.
Artisti e volontari lavorano in tandem, mettendo in relazione pratiche artistiche, educazione non formale, permacultura, memoria locale e partecipazione degli abitanti.
Inventare partendo da ciò che esiste
Il titolo Invento Ruralis contiene già una direzione.
Inventare non significa necessariamente introdurre qualcosa di completamente estraneo. Può significare guardare diversamente ciò che abbiamo davanti: riconoscere una possibilità in un materiale di scarto, in una pianta spontanea, in una storia dimenticata, in un giardino poco frequentato o in una competenza che nessuno considera più un lavoro.
Le attività sono iniziate nel Giardino Pedagogico “Mimì e Peppino” e nel Giardino di Comunità “Sergio Murano”, nel centro storico di Buccino.
Qui il lavoro artistico e comunitario è partito da pratiche concrete: sperimentare la pacciamatura attraverso materiali naturali come i gusci delle fave; liberare dall’edera una pianta di sambuco e utilizzare le sue bacche per preparare una marmellata da condividere; recuperare reti metalliche e materiali in surplus; costruire cassoni per orti condivisi, piccoli elementi di accessibilità e nuove superfici nelle quali mettere a dimora piante.
Azioni apparentemente ordinarie diventano dispositivi educativi.
La cura di una pianta produce una conversazione. Il recupero di un materiale genera una scelta progettuale. La costruzione di un elemento per il giardino obbliga il gruppo a collaborare, misurare, correggere e assumersi una responsabilità rispetto a ciò che resterà dopo la sua partenza.
È qui che arte, permacultura ed educazione non formale smettono di essere discipline separate.
Non si realizza prima un’opera per poi presentarla alla comunità. Si crea un contesto nel quale l’opera, la pratica o l’installazione possano nascere dalla relazione tra persone, materiali e luogo.
Un Atlante delle relazioni
Il percorso artistico di Invento Ruralis prende il nome di “Atlante delle Relazioni”.
Non un atlante composto soltanto da mappe geografiche, ma da incontri, gesti, memorie, attraversamenti e connessioni.
Il progetto entra nei principali appuntamenti culturali dell’estate di Buccino e San Gregorio Magno, non per sovrapporre un programma esterno a ciò che già esiste, ma per abitare le manifestazioni locali attraverso pratiche contemporanee.
Al Festival Bacco di San Gregorio Magno, volontari e artisti hanno portato un aperitivo creativo, estemporanee con materiali naturali e un confronto sul paesaggio come risorsa sociale, culturale ed economica.
Alla Festa del Brigante Angiolillo il percorso prende la forma di “Trame Selvatiche”, mettendo in relazione natura, tessuti, materiali e immaginari popolari.
Durante À la Chiazza, nel Parco Archeologico Urbano dell’Antica Volcei, Invento Ruralis attraversa il patrimonio archeologico e il centro storico, collegandosi alla riapertura del Giardino di Comunità “Sergio Murano” e ai laboratori dedicati ai bambini.
Dal 19 al 23 agosto, dentro Baccanalia, la comunità temporanea entra nel Villaggio delle Antiche Novità, trasformandolo in un ecosistema artistico fatto di laboratori, produzioni, incontri e pratiche giornaliere.
Il percorso prosegue con “Tradire la Tradizione”, momento di restituzione pubblica nel Parco Pineta di Buccino, e con le attività legate alla Festa della Madonna del Carmine.
Manifestazioni diverse diventano così parti di un unico processo. La residenza non resta chiusa in una casa o in uno studio, ma attraversa i luoghi nei quali le comunità si riconoscono e si rappresentano.
La tradizione prima di diventare tradizione
Le tradizioni non sono nate come tradizioni.
Prima di essere tramandate sono state pratiche innovative. Qualcuno ha osservato un bisogno, ha sperimentato una soluzione, ha sbagliato, ha corretto e ha condiviso il risultato. Solo attraverso la ripetizione, l’apprendimento e la relazione quella pratica è diventata patrimonio comune.
Un modo di coltivare, una ricetta, una festa, un canto, una tecnica artigianale o una forma di mutuo aiuto non nascono per rappresentare un’identità. Nascono perché servono alla vita.
Il rischio contemporaneo è conservare soltanto la loro forma esteriore.
La vita lenta diventa uno slogan pubblicitario. I mestieri vengono riprodotti in dimostrazioni occasionali. Le feste diventano scenografie. I centri storici vengono illuminati per qualche sera, mentre per il resto dell’anno continuano a perdere abitanti e funzioni.
Innovare la tradizione non significa cancellarla. Significa restituirle la capacità di rispondere ai bisogni del presente.
Per questo abbiamo scelto di utilizzare l’espressione “tradire la tradizione”. Non nel senso di rinnegarla, ma di evitare che venga immobilizzata. Essere fedeli alla tradizione può significare continuare a farla evolvere, mettendola in relazione con nuovi linguaggi, nuove tecnologie, nuovi abitanti e nuove forme di lavoro.
La residenza non è soltanto ospitalità
Una residenza artistica o comunitaria non consiste semplicemente nel garantire vitto, alloggio e uno spazio di produzione.
Risiedere significa fermarsi abbastanza a lungo da essere modificati da un luogo.
Chi arriva deve avere il tempo di ascoltare, osservare, incontrare le persone, comprendere le contraddizioni e riconoscere che il territorio non è una superficie neutra sulla quale realizzare il proprio progetto.
Per questo le opportunità di residenza sono fondamentali nelle aree interne.
Consentono di trasformare edifici e spazi inutilizzati in luoghi di formazione, accoglienza e produzione culturale. Portano nei paesi persone che non sono semplici turisti, ma partecipanti attivi. Creano occasioni di scambio tra generazioni e provenienze differenti. Permettono a giovani e artisti di sperimentare forme di vita e di lavoro che non sarebbero possibili durante una visita occasionale.
La residenza può diventare un’infrastruttura territoriale: una casa nella quale si apprendono competenze, si costruiscono relazioni internazionali e si progettano interventi insieme agli abitanti.
Ma questo accade soltanto quando la comunità permanente non viene considerata pubblico, sfondo o destinataria finale. Deve partecipare alla definizione del processo.
Metodi per costruire l’incontro
L’incontro tra comunità temporanee e permanenti non avviene automaticamente.
Richiede mediazione, preparazione e cura.
Invento Ruralis utilizza strumenti dell’educazione non formale e dello youth work: apprendimento attraverso l’esperienza, lavoro in piccoli gruppi, facilitazione, momenti di valutazione, condivisione delle responsabilità e restituzione pubblica.
Si parte dall’osservazione dei luoghi e dall’ascolto delle persone. Si individuano bisogni, risorse e competenze. Si costruiscono gruppi misti tra chi arriva e chi abita stabilmente il territorio. Si sperimenta attraverso attività concrete. Infine, si restituisce alla comunità ciò che è stato prodotto e appreso.
Anche i laboratori con i bambini seguono questa impostazione. Ruralità urbana, Transumanze umane, Zolle di terra, Cuore di legno e Pietre vive non sono semplicemente titoli di attività creative. Sono modi per avvicinare le nuove generazioni al paesaggio attraverso il corpo, i materiali, l’immaginazione e il fare insieme.
L’obiettivo non è trasferire una conoscenza già confezionata, ma creare le condizioni affinché ogni partecipante possa osservare, sperimentare e attribuire nuovi significati al luogo che abita.
Un’intelligenza relazionale per il nostro tempo
Viviamo nel tempo dell’intelligenza artificiale. Possiamo produrre testi, immagini e progetti in pochi secondi, accedere a enormi quantità di informazioni e automatizzare processi complessi.
Proprio per questo avremo sempre più bisogno di coltivare un’altra forma di intelligenza: quella relazionale.
La capacità di ascoltare, cooperare, interpretare un contesto, gestire un conflitto e assumersi una responsabilità verso gli altri non può essere interamente delegata a una macchina.
I piccoli paesi possono diventare laboratori di questa intelligenza. Non perché le loro comunità siano naturalmente armoniose, ma perché la prossimità rende visibili le conseguenze delle nostre azioni.
Le comunità temporanee portano differenze, esperienze internazionali e nuovi linguaggi. Le comunità permanenti custodiscono memoria, conoscenza del contesto e continuità.
Le prime possono immaginare ciò che ancora non esiste. Le seconde possono indicare ciò che è realmente necessario e ciò che potrà continuare dopo la fine del progetto.
Invento Ruralis nasce nel punto in cui queste due forme dell’abitare smettono di guardarsi da lontano e iniziano a costruire qualcosa insieme.
Oltre il singolo progetto
Esperienze come Invento Ruralis non dovrebbero restare iniziative isolate, legate esclusivamente alla durata di un finanziamento europeo o alla disponibilità di poche organizzazioni.
Le residenze artistiche, i campi di volontariato e le mobilità internazionali possono diventare strumenti stabili delle politiche per le aree interne.
Servono case e spazi pubblici da destinare all’accoglienza, accordi tra Comuni e Terzo settore, patti di collaborazione, percorsi di coprogettazione e figure professionali capaci di accompagnare i gruppi e costruire relazioni con gli abitanti.
Servono inoltre risorse che riconoscano il lavoro invisibile della facilitazione, dell’organizzazione, della mediazione interculturale e della cura quotidiana dei processi.
Il futuro delle aree interne non dipenderà dalla capacità di riprodurre un’immagine nostalgica del passato.
Dipenderà dalla possibilità di creare luoghi nei quali persone differenti possano risiedere, apprendere e generare nuove pratiche.
Le tradizioni resteranno vive se continueranno a trasformarsi.
Le comunità permanenti continueranno a essere tali se potranno aprirsi senza perdere la propria identità.
Le comunità temporanee lasceranno qualcosa soltanto quando accetteranno di entrare in relazione con ciò che esisteva prima del loro arrivo e continuerà dopo la loro partenza.
È questa la scommessa di Invento Ruralis: non portare semplicemente artisti e volontari nei paesi, ma costruire le condizioni affinché il paesaggio, le pratiche e le relazioni possano tornare a generare apprendimento, creatività e futuro.
Due call diverse, un unico ecosistema artistico
All’interno di Invento Ruralis convivono due call distinte, pensate per offrire modalità differenti di partecipazione e per ampliare il confronto tra creazione contemporanea, territorio e tradizione.
La call per la residenza artistica e comunitaria
La prima call, promossa da Mòvesi APS in collaborazione con ACARBIO e con le realtà territoriali coinvolte in Invento Ruralis, seleziona otto artistə e persone attive nei campi della creatività, con particolare attenzione alla scena campana e lucana.
La residenza si svolgerà dal 16 al 24 agosto 2026, tra Buccino e San Gregorio Magno, e coinvolgerà figure provenienti dalle arti visive, dall’artigianato, dalla musica, dalla performance, dalla fotografia, dalla scrittura e da altri linguaggi creativi.
Non si tratta di una call finalizzata esclusivamente alla produzione di opere individuali. Le persone selezionate entreranno a far parte di una vera comunità temporanea e lavoreranno in tandem con gli otto giovani volontari europei del Corpo Europeo di Solidarietà, già presenti sul territorio.
La residenza prevede momenti di esplorazione e conoscenza dei luoghi, incontri con abitanti e realtà locali, laboratori, attività di produzione collettiva e restituzioni pubbliche. Dal 19 al 23 agosto, artisti e volontari attraverseranno inoltre Baccanalia, partecipando alla costruzione del Villaggio delle Antiche Novità come ecosistema artistico e comunitario.
La finalità non è portare nel territorio opere già definite, ma accompagnare la nascita di pratiche capaci di partire dai materiali, dalle memorie, dai saperi e dalle relazioni incontrate durante la permanenza.
La call espositiva in collaborazione con Arteaporté
La seconda call nasce dalla collaborazione con Arteaporté ed è rivolta principalmente ad artisti dei campi della pittura e della fotografia.
Questa selezione è legata alla costruzione di un percorso espositivo diffuso all’interno di Baccanalia, offrendo agli artisti la possibilità di presentare le proprie opere in spazi non convenzionali e dentro uno dei principali appuntamenti culturali di San Gregorio Magno.
A differenza della prima call, la partecipazione a questa selezione non comporta necessariamente la presenza durante l’intera residenza dal 16 al 24 agosto. È quindi pensata anche per chi desidera contribuire al progetto attraverso un’opera o un percorso espositivo, senza prendere parte alla quotidianità della comunità residente.
Le due call seguono pertanto modalità e finalità differenti:
- la call di Invento Ruralis seleziona persone disponibili a vivere un’esperienza residenziale, collettiva e partecipativa;
- la call con Arteaporté amplia la proposta espositiva di Baccanalia e consente la partecipazione anche senza permanenza continuativa sul territorio.
Le selezioni sono autonome: essere candidatə o selezionatə per una call non comporta automaticamente l’accesso all’altra. Ciò che le unisce è l’intenzione di mettere la creatività contemporanea in relazione con luoghi, pratiche e immaginari rurali, evitando che l’arte venga semplicemente collocata nei paesi e lavorando, invece, perché possa nascere un dialogo reale con essi.
In questo modo Invento Ruralis costruisce più livelli di partecipazione: una comunità residente che condivide tempo, lavoro e quotidianità, e una comunità artistica più ampia che attraversa Baccanalia attraverso opere, visioni e linguaggi differenti.
